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Mercati & Quotazioni - 14-12-2025

Il 2025 segna un punto di svolta per il mercato dei diamanti

Il mondo dei diamanti sta vivendo una trasformazione che fino a pochi anni fa sembrava impensabile: i diamanti sintetici (lab-grown) non sono più una nicchia, ma una parte strutturale del mercato, con effetti molto concreti su prezzi, margini e perfino sulle economie dei Paesi produttori.

Secondo diverse ricerche di mercato, il valore globale del settore dei diamanti sintetici nel 2024 si colloca intorno ai 29–30 miliardi di dollari, con previsioni di crescita fino a oltre 80–90 miliardi entro il 2034, grazie a tassi annui superiori al 10–14%

Alcune analisi stimano che i diamanti da laboratorio rappresentino ormai circa il 20% del mercato dei diamanti per valore (molto di più se consideriamo i soli volumi destinati alla gioielleria “commerciale”).  

Allo stesso tempo, grandi player del naturale come De Beers e interi Paesi produttori stanno facendo i conti con cali di domanda e prezzi in forte pressione.  

Prezzi: crollano i sintetici, i naturali cercano un nuovo equilibrio

Il dato che sta cambiando le regole del gioco è il differenziale di prezzo:
        •       I diamanti da laboratorio oggi possono costare fino al 80–90% in meno rispetto a diamanti naturali di caratteristiche simili (taglio, colore, purezza, caratura).  
        •       Nel solo 2024 i prezzi dei diamanti sintetici sciolti sono scesi di circa il 20–23% su base annua, segno di un’offerta in forte espansione e di una concorrenza crescente tra produttori.  

Sul fronte dei diamanti naturali lo scenario è diverso:
        •       Dopo un picco di prezzi nel 2022, il mercato ha visto una correzione significativa, con alcuni indici che indicano cali fino a circa il 50% per specifiche categorie tra il                       2022 e il 2024.  
        •       Nel 2025 però diverse analisi segnalano una fase di stabilizzazione: prezzi più realistici, sconti ancora presenti ma meno estremi, soprattutto per le pietre di alta                           qualità e con tracciabilità chiara.  

Per il consumatore:
        •       Diamante sintetico → massima “scintilla al carato” al prezzo più basso, ma forte rischio di ulteriore svalutazione nel tempo.
        •       Diamante naturale → prezzo più alto, ma una dinamica di valore più vicina al concetto di bene raro, soprattutto per pietre certificate, di qualità elevata e con parametri investibili.

Effetti reali: dal crollo in Botswana alla strategia dei grandi marchi

La rivoluzione dei diamanti sintetici non è un semplice trend di moda, ma ha conseguenze macroeconomiche.
        •       In Botswana, uno dei Paesi simbolo della ricchezza generata dai diamanti naturali, il calo della domanda internazionale e la concorrenza dei lab-grown hanno                              contribuito a un forte rallentamento dell’economia, con output minerario in calo di oltre il 40% in alcuni segmenti e tagli importanti ai posti di lavoro.  
        •       Grandi gruppi come De Beers hanno visto diminuire in modo consistente i ricavi negli ultimi anni, tanto da dover ripensare completamente il posizionamento,                                 puntando sul valore emozionale e sulla rarità del naturale.  

Per reagire, alcuni attori:
       •       investono su campagne che enfatizzano unicità, origine naturale e storia della pietra;  
        •       rafforzano la tracciabilità (origine del giacimento, filiera etica, certificazioni) per distinguersi dai sintetici, ormai indistinguibili a occhio nudo.

Normative e greenwashing: stop ai messaggi “troppo verdi” sui sintetici

Un altro fronte caldissimo è quello della comunicazione ambientale.

Negli ultimi anni molte campagne hanno presentato i diamanti da laboratorio come automaticamente “eco-friendly” e “green”, ma regolatori e associazioni di settore stanno imponendo paletti molto chiari:
        •       Le linee guida CIBJO (Confédération Internationale de la Bijouterie) specificano che chi commercializza diamanti da laboratorio non può usare claim generici tipo                       “environmentally friendly” se non supportati da dati misurabili e verificabili sull’impatto specifico del prodotto.  
        •       L’Unione Europea, con la proposta di Green Claims Directive, punta a vietare espressioni come “climate neutral” o “carbon neutral” senza prove solide e verificabili,                    proprio per contrastare il greenwashing in tutti i settori, gioielleria inclusa.  
        •       Alcune autorità di controllo sulla pubblicità hanno già sanzionato brand di diamanti sintetici per comunicazioni considerate fuorvianti o denigratorie verso i diamanti                      naturali.  

Per i contenuti del tuo blog questo significa che:
        •       puoi parlare dei potenziali vantaggi ambientali dei sintetici, ma sempre con prudenza e facendo riferimento alle condizioni di produzione (energia usata, mix                                   energetico, certificazioni);
        •       è strategico sottolineare che sia i diamanti naturali che quelli sintetici possono avere profili ESG molto diversi, a seconda della filiera.

 Domanda finale: cosa stanno scegliendo i clienti nel 2025?

I dati più recenti delineano uno scenario sfaccettato:
        •       Negli Stati Uniti, la crescente popolarità dei diamanti sintetici come pietra centrale negli anelli di fidanzamento ha portato a una riduzione media del 5% della spesa                      per anello, perché i clienti ottengono pietre più grandi a parità di budget.  
        •       Allo stesso tempo, per l’avvio della stagione natalizia 2025 alcuni report evidenziano che i diamanti naturali stanno performando meglio dei lab-grown nelle vendite di                   gioielleria di fascia medio-alta, segno che una parte della clientela continua a percepire il naturale come la scelta “definitiva” nei momenti importanti.  

Tendenza interessante per il tuo pubblico:
        •       I diamanti sintetici si affermano come soluzione accessibile e “di moda” per chi cerca estetica e dimensione.
        •       I diamanti naturali si riposizionano sempre di più come bene emotivo e patrimoniale, legato a idea di rarità, longevità e – quando ben selezionato – anche di                                   protezione del valore nel tempo.

Focus investitore: cosa deve valutare chi guarda al diamante come bene rifugio

Per chi segue borsadeidiamanti.com con un’ottica di tutela del capitale, la distinzione è netta:

Diamanti naturali (ottica investimento)
        •       La loro rarità geologica non è replicabile: l’offerta è strutturalmente limitata, con poche nuove miniere economicamente sostenibili.  
        •       Dopo la correzione post-2022, le quotazioni più realistiche possono rappresentare punti di ingresso più interessanti per chi seleziona pietre di alta qualità, certificate                     (GIA/IGI/HRD), con parametri investibili (4C bilanciate, soprattutto colori D–G, purezza IF–VS, taglio molto buono o eccellente).
        •       Il mercato secondario esiste e, pur con differenze tra categorie, presenta una logica di rarità e selezione, non di produzione illimitata.

Diamanti sintetici (ottica consumo)
        •       Ottimi per chi cerca impatto estetico immediato e non ha come priorità la tenuta del valore.
        •       La produzione è potenzialmente illimitata e la tecnologia sta spingendo i costi sempre più in basso: molti analisti prevedono ulteriori cali di prezzo nei prossimi anni.  
        •       Sul mercato secondario, al momento, la rivendibilità è molto limitata e spesso a valori fortemente inferiori al prezzo d’acquisto.