Nel mondo della gemmologia avanzata, ogni tanto emerge un caso capace di mettere in discussione certezze consolidate. È quanto accaduto con un diamante giallo di straordinaria particolarità, recentemente analizzato in laboratorio, che ha attirato l’attenzione degli esperti per la presenza di inclusioni dalla forma stellare, un fenomeno estremamente raro.
La pietra, un brillante rotondo da 2,50 carati, presenta un delicato tono giallo con sfumature verdognole. Ciò che la rende unica non è solo il colore, ma una serie di zone cromatiche gialle distribuite in modo irregolare, localizzate soprattutto in prossimità della cintura del diamante. All’interno di queste aree sono state individuate nubi di micro-inclusioni che, osservate al microscopio, mostrano una sorprendente struttura a stella a quattro bracci, con particelle più intense concentrate al centro.
Ruotando la gemma sotto diverse angolazioni, queste inclusioni assumono un aspetto ancora più suggestivo: le strutture stellari si trasformano visivamente in triangoli giallo brillante sovrapposti, creando un effetto ottico del tutto inusuale. Proprio questa configurazione ha spinto i laboratori a eseguire analisi approfondite, andando oltre le spiegazioni gemmologiche tradizionali.
Sottoposto a radiazione ultravioletta, il diamante mostra fluorescenza blu, mentre le aree interessate dalle inclusioni reagiscono con una debole fluorescenza gialla se osservate tramite strumentazione UV ad alta energia. Un comportamento che suggerisce la presenza di difetti strutturali complessi all’interno del reticolo cristallino.
Le analisi spettroscopiche hanno evidenziato la presenza di difetti legati all’idrogeno, normalmente associati a tonalità brune o verdastre nei diamanti naturali. Tuttavia, questi difetti non sembrano essere la causa diretta delle zone gialle intense osservate.
Tradizionalmente, il colore giallo nei diamanti è attribuito a specifiche configurazioni dell’azoto, come i centri C (azoto isolato), i difetti H3, i cosiddetti Cape defects, oppure a una banda di assorbimento intorno ai 480 nanometri. In questo caso, però, le indagini non hanno rilevato segnali riconducibili a queste cause classiche nelle aree circostanti.
Un dato particolarmente rilevante è l’individuazione di centri azoto-vacanza esclusivamente nelle zone giallo brillante, un indizio che suggerisce come il colore sia dovuto alla presenza localizzata di azoto isolato concentrato in regioni molto limitate della superficie del diamante.
In passato sono stati documentati casi di diamanti quasi incolori che, nelle fasi finali della loro crescita, hanno sviluppato strati di sovracrescita gialla. Inizialmente si è ipotizzato che questo diamante potesse seguire un processo simile. Tuttavia, la combinazione tra colore e nubi di micro-inclusioni stellari rende questo esemplare diverso da qualsiasi altro studiato finora.
Ad oggi, la composizione e il meccanismo di formazione di queste inclusioni rimangono oggetto di studio, aprendo nuove prospettive sulla comprensione dei processi di crescita dei diamanti naturali e sull’interazione tra elementi chimici e struttura cristallina.
Scoperte come questa dimostrano quanto il diamante naturale sia ancora un materiale ricco di misteri. Ogni inclusione racconta una storia geologica unica e irripetibile, rafforzando il valore scientifico, culturale e commerciale delle gemme naturali.
Per professionisti, gioiellieri e operatori deliarire settore, comprendere questi fenomeni significa andare oltre il semplice grading, entrando nel cuore della gemmologia moderna, dove rarità, ricerca e conoscenza fanno la vera differenza.